Home » Vito Laudani Galvagno, allenatore professionista(Uefa B), docente di metodologia dell’allenamento:”Il calcio a misura di donna”
Intervista L'opinione Lady Sport

Vito Laudani Galvagno, allenatore professionista(Uefa B), docente di metodologia dell’allenamento:”Il calcio a misura di donna”


 Ho sempre visto il calcio femminile come un calcio diverso, ma nel senso peggiore di questo termine, orche credevo ,come il 90% degli uomini, che il calcio fosse uno sport prettamente maschile. Probabilmente perché il calcio è visto da una prospettiva sbagliata, dove si pensa che per vincere bisogna lottare con la forza, con il fisico, con la grinta, con la cattiveria anche se viene chiamata ipocritamente …cattiveria sportiva. Ma siccome le parole hanno un loro significato, spesso si equivoca e dunque quella cattiveria che dovrebbe essere solo sportiva, diventa gratuita e provoca violenza.

Il calcio è uno sport da contatto, dunque per questo si pensa che non vada bene per le donne, ma questo è quello che io pensavo fino a qualche anno fa.

Allenando le ragazzine in Spagna e in Italia, sia nel calcio che nel volley, ho imparato ad apprezzare le donne, anche dal punto di vista sportivo. Allenarle è stato piacevole, interessante ed istruttivo, ho imparato a non giudicarle ma a capirle, conoscerle e a dare cosi un giudizio solo tecnico, senza pensare che fossero ragazze, ma solo delle atlete. Dunque il giudizio era libero da preconcetti primitivi.

Questa mia esperienza mi ha incuriosito e avevo un m io personale pensiero sul calcio femminile e sulle prestazioni sportive delle donne, in senso più ampio possibile e non limitato solo alle prestazioni prettamente calcistiche, cosi ho studiato FISIOLOGIA FEMMINILE NELLE PRESTAZIONI SPORTIVE, e qui i miei pensieri positivi si sono trasformati in certezze. Anche ciò che pensavo su un allenamento diverso da quello degli uomini, soprattutto nel calcio. Studiando non solo ho avuto delle conferme, ma ho anche avuto modo di scoprire come le donne siano sempre un passo avanti agli uomini, se non due.

Il calcio è uno sport aciclico, dunque non farai sempre lo stesso gesto, ma il gesto deve adattarsi a situazioni che continuamente si evolvono, dunque si passa da un’intensità bassissima, ad una invece altissima e questo può cambiare in un attimo, passi da uno scatto rettilineo ad un cambio di direzione repentino…come si vede le dinamiche sono molto variegate, tutto questo lo devi fare in uno spazio ben definito, con dei punti di riferimento diversi, dunque: dalla palla, al compagno, agli avversari, alle porte, queste ultime sono i soli punti di riferimento statici, gli altri sono punti di riferimento dinamici. Perciò io mi devo muovere nello spazio in base ai movimenti sia dei compagni che degli avversari e naturalmente della palla. Dunque le capacità cognitive-percettive-coordinative, sono quelle più importanti e il loro sviluppo è determinante per saper vedere veloce-pensare veloce-agire veloce.

Le donne sotto l’aspetto delle capacità cognitive-percettive sono superiori agli uomini, meno in quelle dinamiche. Ma siccome il confronto è fra donne e non con gli uomini, il processo evolutivo di queste capacità dve essere rapportato a parità di sesso.

Proprio per questi aspetti il calcio femminile è per sua natura fisiologica perfetta per il mio calcio che non esclude la forza, ma non si esclude solo se si parla di forza specifica. Io voglio atlete e non culturiste, il fisico per giocare a calcio deve essere agile, scattante, dunque più piccolo sei meglio è, e meno chili hai meglio è,. Il mio calcio sfrutta tutte le caratteristiche peculiari delle donne, per questo il calcio femminile potrebbe dare anche uno spettacolo migliore, se si parla di calcio spettacolo nella sua essenza più pura. Il calcio è fantasia, intelligenza , estro… e queste qualità sono strettamente correlate con le capacità cognitive-percettive-coordinative, dunque saper leggere le situazioni in m odo veloce e poi trasformarle in azioni veloci, è la sintesi del calcio. Poi c’è l’aspetto condizionale che è importante, ma se io so muovermi in modo coordinato riuscirò ad avere un dispendio energetico più basso rispetto ad uno scoordinato, se la squadra si muove all’unisono, gli spazi di movimento si riducono, dunque anche il dispendio energetico. Bisogna saper correre ,ma anche dove saper correre. Il lavoro condizionale per le donne deve essere diverso da quello degli uomini e più improntato ad un lavoro preventivo, senza carichi massimali, e lavorare solo sulla forza specifica del calcio. I pesi li usano i pesisti o i culturisti, il mio calcio è diverso ed è adatto proprio a quello femminile, ma mi sono accorto che anche li si è intrapresa una strada sbagliata, pensando di fare come si fa nel calcio maschile. Sono due mondi diversi e se non si capisce questo…

In una cosa sono d’accordo con Carolina Morace : allenare le donne è più difficile che allenare gli uomini, soprattutto a livello mentale-motivazionale-emozionale.Io aggiungo che è anche più gratificante a livello personale!!