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Martina Angelini
Intervista

Martina Angelini “Una bambina che gioca a calcio è perchè lo ha scelto con tutte le sue forze”.

Martina Angelini responsabile tecnico della scuola calcio del Livorno femminile e commentatrice di Eurosport per lo stesso.

“Una bambina che gioca a calcio è perché lo ha scelto con tutte le sue forze.”

Il calcio è ed è stata parte integrante della tua vita, come è stato per una donna farsi strada in un mondo ancora fortemente maschilista?
Io ho fatto una scelta con il calcio femminile, dettata anche da un carissimo amico, per essere una delle poche a commentare questo settore e non una tra le centocinquanta che commentano e scrivono nel calcio maschile. Già da piccola volevo giocare a calcio, ma non ho potuto, perché i miei genitori non ne erano entusiasti. In più a Livorno in quegli anni non esisteva il calcio femminile. E’ stata dura. Ancora oggi mi capita di essere in treno e leggere la gazzetta dello sport, qualcuno mi ferma e mi fa il sorrisetto. Questa è una cosa che nel 2017 fa abbastanza ridere se non piangere. C’è sempre il cretino che la prende come una scusa per attaccare bottone:”leggi la gazzetta?” ai tempi di quando scrivevo per Tutto Sport gli rispondevo:”non la leggo ci scrivo!”.

Vivere in un mondo pieno di stereotipi al maschile, ha condizionato la tua vita e quella di chi sta accanto?
Nella vita , quando sei giovane, i ragazzi ti dicono sempre che vorrebbero una donna per andare allo stadio. Ma poi quando se la trovano la lasciano per l’oca che non ci capisce niente! Io mi sono accorta che essendo una donna che lavora nel calcio , di essere sempre in lotta, devi sempre combattere per qualcosa. Devi sempre combattere sul lavoro, per gli stereotipi e nella vita in generale perché sei una donna. Dagli stipendi che spesso sono inferiori perché ci reputano meno abili. Quando ci incontrano in autogrill con le ragazze vestite da calciatrici ancora rimangono sorpresi. Ci chiedono che calcio giochiamo!!!! Non esiste un calcio maschile o femminile… esiste il gioco del calcio.

Oggi le donne nel calcio, in Italia e all’estero, non godono degli stessi diritti di quello maschile tranne ora in Norvegia. Secondo te esiste una soluzione valida?
Io non voglio essere impopolare, ma secondo me il problema non sono i guadagni. Ad oggi non sarebbe neanche giusto che una calciatrice di serie a guadagnasse come un calciatore. In Nazionale è un conto, come in Norvegia, ma io parlo in generale. Non è giusto che una donna non possa avere i contributi e la maternità. E’ assurdo che un uomo sia professionista e la donna dilettante. Non dal punto di vista dei soldi guadagnati, ma dal punto di vista dei diritti.In tantissimi posti ti fanno firmare un contratto che, se rimani in cinta, questo contratto è automaticamente sciolto. Dobbiamo fare passi in avanti su questo punto di vista. Le ragazze dovrebbero guadagnare abbastanza da non dover scegliere se giocare o lavorare. Ho visto tante ragazze molto brave che hanno dovuto smettere sennò le licenziavano.

Quali sono le difficoltà di seguire il calcio femminile oggi?
Io sto lavorando ultimamente con il calcio giovanile femminile e questo problema non c’è. Le donne però in generale sono migliori perché studiano un po’ di più. Adesso con l’arrivo delle società professionistiche trovi qualche difficoltà in più, c’è sempre quella che fa la preziosa! Gli allenatori che passano da allenare gli uomini alle donne non tornano indietro mai. Anche perché una bambina sceglie di giocare a calcio perché è da anni che rompe le scatole alla famiglia per voler giocare. Non hai il dubbio che forse non sia convinta. Perché ha molta più passione dei maschi. Il bambino a volte viene perché spinto da un amico o dai genitori. Una bambina che gioca a calcio è perché lo ha scelto con tutte le sue forze.