Home » La fisioterapia, un sostantivo che racchiude tante speranze
Intervista L'opinione Lady Sport

La fisioterapia, un sostantivo che racchiude tante speranze

La fisioterapia, quella parola magica che racchiude speranze e gioie di ogni persona che ne affronta il percorso. Grandi, piccoli, gente semplice, calciatori, calciatrici, lavoratori, professionisti e non, tutti insieme alla linea di partenza per cercare di arrivare a quel traguardo cosi difficile da raggiungere. Ogni mattina, per sei giorni alla settimana, ti ritrovi con le stesse persone e condividi con loro i tuoi stati d’animo. Si parla di come è andata la notte, di quanti e quali dolori abbiamo avuto durante la giornata, ma soprattutto si diventa come una famiglia.

Ad ogni esercizio si alza il pollice per sostenere l’altro, ogni passo in più che si fa corrisponde ad un sorriso da parte di tutta la sala. Naturalmente tutto coadiuvato da una staff sempre cordiale e disponibile. Il loro sorriso ti fa capire che tutto nella vita si può affrontare, basta solo impegnarsi e crederci.

In quella sala incontri persone con ogni tipo di trauma: dal giocatore che si è infortunato e non giocherà per gran parte del campionato, alla ragazza che gioca a calcetto per hobby e dovrà stare lontana dai campi per alcuni mesi. Dalla signora che non riesce a muovere una mano, alla ragazza che si è rotta una spalla cadendo dal letto.

Poi ci sono io , ho rotto il menisco correndo, sono due mesi che sono ferma e sembra che non potendo fare per un’ora al giorno il mio sport preferito, il mondo mi sia crollato addosso. Cerco sguardi compiacenti, persone che soffrano come me, che provino i miei stessi stati d’animo, che capiscano la mia voglia di infilare nuovamente le scarpe da corsa e ripercorrere la ciclabile almeno per un’ora al giorno…

Poi alzi lo sguardo e ti accorgi che alla macchina long estension c’è lui, un signore sempre con il sorriso, fa i suoi esercizi ogni giorno senza lamentarsi, ascolta le nostre chiacchiere sorridendone. Si alza, cambia esercizio e ti accorgi che ha una gamba sola, al posto dell’altra ha una protesi. Ti fermi, rifletti, torni indietro con la mente a tutte le tue lamentele fatte ad alta voce, alla tua leggerezza nel sentirsi privata di quell’ora di corsa, al tuo scoraggiamento iniziale perché nel post operatorio hai avuto complicazioni. Ti passa tutto per un attimo velocemente, come se riavvolgessi il nastro di un cassetta nel registratore. Lui ti guarda e tu lo fissi cercando ti chiedergli scusa senza usare parole, ma solo con l’espressione del tuo viso.

L’indomani si ricomincia, altre due ore di fisioterapia, stesso posto e stessi interpreti, ma con uno spirito diverso, quello del guerriero. La forza che non trovavi te l’ha regalata lui con il suo silenzio.