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Intervista

Dal sito Superscommesse.it “LadyCalcio.com”: il blog che curiosa, intervista e racconta il mondo del calcio femminile

Intervistiamo oggi Laura Cigna, autrice di “LadyCalcio: e lo sport si tinge di rosa”. Si tratta di un blog che si prefigge l’obiettivo di dar spazio e voce all’universo calcistico femminile, che ancora non trova, se non per i grandi eventi, grandi spazi mediatici come quelli riservati al calcio maschile. Laura si addentra in questo ambiente, intervistando le professioniste di Serie A e dei campionati minori. Il sito offre anche aggiornamenti su competizioni importanti, come per esempio l’Algarve Cup, e anche consigli di esperti, come docenti di metodologia dell’allenamento e mental coach, rintracciabili nella sezione “l’opinione”. Ora lasciamo la parola a Laura, in modo da avere una panoramica completa di ciò che è “LadyCalcio”.

Buongiorno Laura. Quando e come nasce “Lady Calcio”?
“Lady Calcio” nasce nel 2018.Dopo 6 anni che avevo seguito il calcio maschile, ho avuto questa idea. Lady Calcio è un blog che abbraccia tutto l’universo femminile del calcio e non solo, condivide i valori dello sport senza barriere di genere.

Il sito è gestito in autonomia o ha un team redazionale?
Il sito lo gestisco da sola. Cerco di dare voce a tutte le realtà sportive al femminile: in primo piano c’è il calcio, ma parto dalla serie maggiore per finire anche all’eccellenza e alle esordienti.

Quali sono i pezzi che attirano maggiormente il lettore?
Gli articoli più letti sono quelli delle serie minori, fatta eccezione per l’Italia ai Mondiali in Francia di quest’estate.

Qual è la filosofia editoriale di “Lady Calcio”?
La mia filosofia è quella di dare voce a tutte le realtà del calcio femminile. Ho chiamato personalmente ogni singola giocatrice per porre loro le mie domande, per ascoltare le loro risposte cercando di trasmettere, trascrivendole, le stesse emozioni che sentivo nelle loro voci. La cosa più bella avviene quando, alla fine dell’intervista, ti dicono “grazie”. Nel calcio maschile tendono ad essere tutte primedonne e nessuno apprezza il lavoro che c’è dietro un articolo, una storia raccontata.

Come crede sia stata gestita l’emergenza coronavirus in ambito calcistico? La decisione di sospendere il campionato doveva essere presa fin dall’inizio?
Credo che all’inizio l’emergenza coronavirus sia stata gestita molto male. Si sono fatte giocare alcune partite che potevano essere evitate, sia nel calcio maschile che in quello femminile. Il calcio andava fermato immediatamente per poi stabilire le date di ripresa degli allenamenti e dei campionati, ma capisco anche che all’inizio nessuno si era voluto rendere conto della gravità di questo virus.

Crede che ci sia ancora una grande disparità tra calcio maschile e calcio femminile? Se sì, la ragione ha a che fare con radicati stereotipi di genere oppure semplicemente per un motivo puramente tecnico?
Ad oggi c’è ancora grande disparità tra calcio maschile e femminile. Per prima cosa, si tratta di una questione di interessi economici. Se le società maschili non vogliono investire nel femminile, allora non si crescerà mai. All’estero ci sono altre realtà, il calcio femminile è molto più seguito. Si parla sempre di voler fare di più, ma poi, nel pratico, si preferisce dare risalto ad una partita di serie a maschile invece che di una di serie a femminile. Inoltre, bisogna sottolineare che le calciatrici non sono considerate professioniste, e questo crea un’ulteriore disparità. Aggiungerei, anche, che ci sono ancora troppi pregiudizi che non aiutano a superare alcuni ostacoli mentali.

Dieci giocatrici della Juventus Women, nonostante risultino asintomatiche, hanno optato per l’isolamento volontario dopo essere state inconsciamente a contatto con un soggetto che successivamente si è rivelato positivo al CoVid19, durante l’Algarve Cup. Pensa che ciò debba servire da esempio a coloro che ancora tendono a sottovalutare l’emergenza coronavirus?
Le giocatrici della Juventus hanno fatto bene ad isolarsi, però io vorrei aprire una polemica sull’Algarve Cup. Le calciatrici del Milan non erano state convocate perché la Lombardia era già stata decretata una regione ad alto rischio, al contrario alcune giocatrici dell’Inter sono partite con la squadra. Ad oggi, ancora cerco una spiegazione. Ho chiesto ripetutamente agli organi competenti, ma non ho mai ricevuto una risposta. Quindi, rispondo che la situazione poteva essere gestita diversamente.

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