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Carta, capitano Sassari Torres Femminile:”Fino a quando non mi taglieranno le gambe, non smetterò mai di indossare questa maglia”

Claudia Carta ,difensore e capitano classe ’90 , Sassari Torres Femminile. Fa il suo debutto internazionale l’8 dicembre 2014, in occasione della partita di andata dei sedicesimi di finale della UEFA Women?s Champions League 2014-15.

 

Come nasce il tuo amore per il calcio?

La mia passione per il calcio nasce dall’età di tre anni, quando correvo palla al piede sul bagno asciuga delle spiagge della Sardegna. Nonostante tutte le lotte con i miei genitori, perché una ragazza che gioca a pallone ha i problemi dei pregiudizi della gente. Dopo anni di lotte e insistenza con loro sono riuscita a convincerli all’ età di  dieci anni a farmi iniziare questo sport. Da quel momento ad oggi, che ho ventisette anni, non ho più smesso.

 

L’infortunio al piatto tibiale ti ha tenuta fuori dal campo di gioco,tutto quel tempo libero a disposizione per cosa lo hai usato?

Il mio tempo libero ahimè l’ho passato sul divano. Avevo il gesso dal linguine alla punta del piede, sono rimasta immobile dal tredici giugno al ventuno di agosto. Dal giorno dopo sono corsa dal fisioterapista. Due sedute al giorno per avere un recupero lampo e sono rientrata in campo il ventinove di ottobre.

 

Hai giocato la Champions League nel 2014-15, reputi il calcio femminile italiano all’altezza di questa competizione?

Purtroppo no. Se il calcio italiano non diventa come il calcio mondiale, dove anche le donne vengono considerate professioniste, quindi tutelate e trattate come vengono fuori dall’italia non ci saranno mai calciatrici di un certo calibro. Che spossano concentrarsi solo sul calcio, perché oggi noi dobbiamo anche lavorare perché essendo ancora considerato dilettantistico,è considerato un semplice sport da bambini.L’approvazione del fondo nazionale per la tutela della maternità delle atlete, fa vedere che qualcosa si sta muovendo anche nel calcio femminile italiano. Dovrebbe anche diventare professionistico, almeno ai livelli di serie B e serie A. In modo che comunque le calciatrici abbiano la riconoscenza economica che meritano,per far si che sia questo il loro lavoro come fanno i maschi. Da li magari il calcio italiano si potrà levare qualche soddisfazione a livello europeo e mondiale. Oggi l’esclusione della squadra maschile dai mondiali spero faccia acquisire più visibilità a quella femminile.

Undici stagioni in rossoblu, si può definire vero attaccamento alla maglia?

Io ce l’ho tatuata nel sangue. Io sono sassarese ed il mio sogno fin da piccolina è stato giocare nella squadra femminile. Credo che per tutte le persone di Sassari sia cosi, giocare nel nostro stadio è un’emozione unica. Fino a quando non mi taglieranno le gambe non smetterò mai di indossare questa maglia. Non c’è amore più grande per me, io il sangue non ce l’ho rosso ma rossoblu. Il nostro calcio è un calcio fatto di cuore.