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Poeta, centrocampista Orobica:”Non esisteva niente altro che mi rendesse cosi felice”

Chiara Poeta,classe ’92,capitano e centrocampista della Orobica.Inizia a giocare nelle giovanili dell’Atalanta per poi essere inserita nella rosa in prima squadra, facendo il suo debutto in Serie A nella stagione 2009-2010. Veste la maglia nerazzurra per altre  due stagioni con 33 presenze.Nel 2012 approda all’Orobica Calcio Bergamo.

Come nasce il tuo amore per il calcio?

Non credo di saper ricordare come sia nato, ricordo solo che già fin da piccola seguivo mio fratello nelle sue partite e forse fu proprio lì che mi innamorai. Ricordo che avevo sempre un pallone con me e sognavo di poter giocare come mio fratello. Non c è stato giorno nella mia infanzia che non abbia giocato in giardino o all’oratorio con mio fratello o amici, le mie giornate sopratutto quelle estive erano fatte di un campo e una palla, non esisteva nient’altro che mi rendesse così felice.

L’esordio in serie A nella stagione 2009-2010 con l’Atalanta.Cosa ricordi di quel momento?

Il ricordo è molto lontano ma ancora nitido, giocavamo contro il Bardolino Verona che ai tempi era la top della classe ero in panchina e nei primi minuti una mia compagna si fece male e tocco’ a me sostituirla. Ricordo l’agitazione iniziale e l’emozione ma poi nessuna paura una volta entrata in campo. Fu un ottimo esordio con una bella prestazione personale nonostante oggi a posteriori posso dire che quella giocatrice potrei non riconoscerla più, da che sono arrivata all’Orobica è iniziato un processo di maturazione tattico e personale, il mister e lo staff hanno saputo riconoscere i miei punti di forza e valorizzarli trasformandomi in un centrocampista centrale e rendendomi una giocatrice pensante razionale e tatticamente preparata.

100 presenze con questa maglia.Ogni volta è una emozione diversa?

100 presenze con questa maglia sono stati un traguardo importante per me dati i gli infortuni che mi hanno costretta a stare ai box per 2 anni. Sono qui da sei anni e non sempre sono stata legata emotivamente alla squadra in cui ho giocato, sono una che da sempre il massimo questo si, ma questo legame che sento così forte è nato due anni fa dopo l ultimo infortunio, è scattato qualcosa di importante e posso dire oggi che questa maglia che indossiamo ogni domenica io la indosso ogni giorno con rispetto e orgoglio, ogni volta è un onore poter scendere in campo e dare il meglio, emozionandomi  e sentendo questa maglia come la mia seconda pelle.

Che responsabilità hai essendo il capitano di questa squadra?

Sento più che altro la responsabilità di esserne all’altezza, e non deludere il gruppo, è il primo anno che faccio il capitano in tanti anni di calcio, perciò devo trovare ancora il giusto equilibrio, mi sono sempre ritenuta e ritengo di essere un leader di campo, una persona che da il buon esempio, che cerca di dare sempre il 120 per cento, e lascio parlare sempre il campo, ma devo trovare il giusto mix perché so che la squadra ha bisogno anche di altro, ho ancora molto su cui lavorare ma sento che la strada è quella giusta.