Home » Morace,allenatrice,commentatrice sportiva ed ex calciatrice italiana:”Siamo ancora tanto indietro, siamo arrivati 17 anni dopo”
Intervista

Morace,allenatrice,commentatrice sportiva ed ex calciatrice italiana:”Siamo ancora tanto indietro, siamo arrivati 17 anni dopo”

Carolina Morace, 12 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 12 volte capocannoniere(11 consecutivamente). Nel 2014  è la prima donna ad essere inserita nella Hall of Fame del Calcio Italiano.

Come ti sei trovata a fare l’allenatrice in Canada?

È stata una bella esperienza, ovviamente quando si allena all’estero non si può pensare di andare li ed imporre la propria cultura. Anche se ci sono alcune cose nello sport che sono comuni come ad esempio la dieta. Noi siamo arrivate in Canada con uno staff tutto italiano, abbiamo trovato le giocatrici che erano tutte sovrappeso. Noi italiani siamo un pò fissati sul peso, però avere qualche chilo in più o in meno comporta infortuni e non rendi quando potresti .Quindi all’inizio è stato faticoso insegnare loro cosa potevano mangiare e soprattutto le quantità. Però io ritengo che la cosa importante è andare nei posti ed essere aperti, non imporre la propria cultura semmai adattarla alla loro.

La differenza delle strutture tra l’Italia e l’estero?

Intanto mi viene da ridere quando si parla del calcio femminile che si deve fare nelle scuole. Ma dove?Chi parla cosi non ha mai visto le strutture in Inghilterra, Canada, Francia. Li le scuole sono strutture che hanno 2/3 campi sportivi, altrettanti campi da tennis, piscina, palestre. Li le strutture scolastiche sono cosi. Qui bisogna affidarsi alle società amatoriali, ed è giusto che sia cosi, ma nel calcio femminile bisogna avere la fortuna che queste società dilettantistiche siano guidate da persone aperte mentalmente. Bisogna che le stese diano la possibilità anche alle bambine di fare questo sport.

Visto che sono parecchi anni che lavori all’estero, pensi che il calcio femminile italiano avrà margini di crescita equiparati agli altri stati?

Siamo ancora tanto indietro. Quello che è stato fatto adesso, con le società professionistiche, è quello che io ho proposto nel 2000 quando allenavo la Nazionale italiana. Siamo arrivati 17 anni dopo. Certo che ci arriveremo, ma gli altri saranno dieci anni più avanti.

Una volta sono stata a vedere una società di serie B, si sentivano penalizzate dall’ingresso di società come la Juventus femminile e la Fiorentina che hanno investito molto in questo settore. Io sono favorevolissima a queste società, non a quelle che prendono il femminile e non “glie ne frega niente”. Io ho visto arrivare giocatrici con la sigaretta in bocca e la pancia! Allora al presidente di questa società ho spiegato che non si tratta di avere sufficiente disponibilità economica ma la mentalità professionistica. Quello che è giusto fare e che è bene per le atlete. Se vogliamo crescere la direzione è quella che ora hanno intrapreso questi club di serie A, se non abbiamo la professionalità allora è maglio sparire. Si possono fare squadre di serie B, di serie C ma non di serie A. Perché se vogliamo cambiare qualcosa la serie A deve essere cosi.Tutte le società femminili hanno allenatori in seconda uomini e giovani, non son portati dalle allenatrici, e questo a parere mio non va bene. A me il secondo allenatore non mi si impone, lo scelgo io.

Hai allenato la Viterbese maschile del presidente Gaucci, come sei stata accolta nel mondo maschile?

Io non ho mai avuto problemi di accettazione. Anche quando mi chiedevano della mia famiglia. Numero uno ero tanto forte, quindi non è che i miei genitori mi hanno mai fermata. Mio padre è sempre stato un patito di calcio e per mia madre bastava che studiassi e facessi sport. A nessuno è mai venuto in mente di fermarmi visti i risultati che ottenevo. Con i ragazzi è stata la stessa cosa. Dopo 20/25 giorni si rendono conto di come sei  livello di personalità. Ancora oggi ho contatti con ragazzi che ho allenato.